27 marzo 2009

Se n'è andato un grande uomo.

Martedì 24 marzo se n'è andato un grande uomo, un grande giornalista, un grande sognatore. Voglio ricordarlo con la sua lettera al sindaco di Milano dopo l'uccisione di Abba.

15/09/2008
Lettera aperta di un papà preoccupato


Lettera aperta al sindaco Letizia Moratti di un padre preoccupato. E un pesante interrogativo su istituzioni e razzismo
Abdul Guiebre, cittadino italiano, è stato ucciso domenica mattina a colpi di spranga in Via Zuretti, poco distante dalla stazione centrale di Milano. Aveva rubato, con due amici, dei dolciumi in un bar. Quei dolciumi hanno scatenato un inseguimento dei gestori dell'esercizio. Poi le bastonate e le sprangate. Abdul, 19 anni, è rimasto a terra. Gli arrestati, padre e figlio, nel corso del pestaggio gli urlavano "negro di merda".

Gentile signor Sindaco,

Sono un papà preoccupato. Mio figlio ha 10 anni da pochi giorni. Sono preoccupato come tanti padri per quello che potrebbe succedergli quando tra qualche anno uscirà la sera; l’alcool, la droga, l’auto. Quando torni? Stai attento, non fare stupidaggini. Ti fidi, è tuo figlio…Non puoi mica rinchiuderlo perché hai paura. Ma se diventare grandi non è facile, vederli crescere fa anche un po’ paura.
Ma oggi sono preoccupato perché il mio ragazzo ha la pelle scura.

Guardo le foto di Abdul Guiebre sui giornali e gli occhi si spostano su quelle di mio figlio, qui sulla mia scrivania. Come sarà tra 5 o 6 anni? Ma soprattutto cosa avranno già sentito le sue orecchie? Comincia a succedere già oggi. Quest’estate in spiaggia, mentre lui giocava con altri bambini, un signore scocciato gli ha detto negro di merda. Ha fatto finta di non sentirlo; ma solo finta, perché poi me ne ha parlato e mi ha detto che ha pensato che quel signore fosse uno stupido ignorante.La cosa che mi ha fatto più male è che ho capito che si sta abituando alla stupidità, all’ignoranza. La prima volta che era successo che qualcuno lo apostrofasse con riferimenti al suo colore era stato un bambino: “Sei marrone come la cacca”. Erano stati pianti e lacrime. Qualche anno prima un tale l’aveva chiamato Bin Laden, ma per lui appena arrivato dal Brasile era una delle tante cose nuove e incomprensibili che gli stavano capitando per la prima volta, come la neve, gli spaghetti e o mia bela madunina.

Stasera tornerò a casa e gli racconterò di Abdul, leggeremo insieme il giornale e cercherò di spiegargli che cosa è successo. Ma non sono tanto sicuro di riuscirci. Perché dovrei dirgli che oggi ci sono persone che hanno paura di quelli con la pelle scura come la sua. Ma la colpa, amore mio, non è del colore della pelle, piuttosto di quello che quelle persone hanno nella testa e nel cuore. E a quelle persone bisogna spiegare che il colore della pelle non c’entra. Ma non basta che glielo spieghiamo noi, il compito è soprattutto di chi ci governa. E a quel punto mi chiederà perché non lo hanno ancora fatto. Se lo avessero fatto, forse quel ragazzo sarebbe ancora vivo.

Sindaco Moratti, le giro questa domanda di mio figlio. Perché non lo avete fatto?

Marco Formigoni

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Altri articoli di Marco FormigoniCategoria: Bambini, Diritti, Migranti
Luogo: Italia

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